Obiettivo del Training Autogeno

Ma qual è l'obiettivo di questo allenamento? Schultz utilizza il termine “umschaltung”, che è  stato tradotto in “commutazione”, ovvero cambiamento, modificazione, delle relazioni tra le strutture del sistema nervoso, tanto che il sistema neurovegetativo dell'individuo assume un diverso assetto e si può quindi assistere ad una tranquilizzazione neurovegetativa. Commutare vuol dire anche, dal punto di vista psicologico, cambiare atteggiamenti mentali radicati, abbandonare vecchie abitudini, ampliare ed utilizzare in modo differente il pensiero, l'attenzione e la concentrazione.

il Training Autogeno non è solo una semplice tecnica di rilassamento, ma è una metodologia di cambiamento che produce delle reali modificazioni fisiologiche e psichiche, che sono da un lato la messa a riposo del sistema neurovegetativo, e dall'altro la ristrutturazione della personalità.

 

La concentrazione passiva

Per eseguire il Training Autogeno si deve assumere un'adeguata “concentrazione passiva”, se invece si mantiene uno stato di vigilanza e controllo, non si può raggiungere lo stato di autogenia. Questo concetto fondamentale, sembra però di per sé contenere una contraddizione in termini: come si può essere al tempo stesso concentrati e passivi? Sappiamo infatti che un individuo concentrato presenta un livello di tensione superiore alla media sia a livello fisico (muscoli contratti, attività cardiaca sostenuta, ecc.) che a livello psichico (attenzione focalizzata, attività mnestica potenziata, ecc.). Mentre invece la passività è lo stato osservabile in un individuo che riposa, che dorme. Alcuni studiosi affermano, quindi, che la passività sia uno stato che si raggiunge solo con l'allenamento autogeno, e che quindi non deve essere ricercata all'inizio.

 

Altri invece ritengono che la passività sia una dimensione naturale ed originaria dell'essere umano che debba essere solamente riscoperta. Si tratta cioè di una condizione che gli uomini hanno sostanzialmente accantonato, in quanto la sua sopravvivenza stessa ha reso necessario piuttosto un atteggiamento di allarme, di attacco oppure di difesa, ma non certo di passività. Il Training Autogeno, afferma Schultz, ci richiama quindi a recuperare un atteggiamento di lasciar accadere, privilegiando quindi un comportamento da spettatore che assiste ai fenomeni “che accadono dentro di lui, lasciandosi andare ai meccanismi autogeni che cominciano, fin dall'inizio, ad agire fino a produrre le positive modificazioni biopsichiche”. Questa è, quindi, conclude ancora Masi (op. cit.), la forma mentis con cui approcciarsi al Training Autogeno.